Del prevedibile in fotografia

Non so se è così anche per voi, ma a me capita ogni giorno di imbattermi in fotografie che, quando le guardo, mi sembra di ascoltare l’imbarazzante scontatezza di certe frasi fatte, da prosa commerciale o da telegiornale.

Le guardo e nella testa mi sembra di sentire il rimbombo che fanno i Distinti Saluti, le Domande Che Nascono Spontanee, i Silenzi Irreali, i Dilemmi Angosciosi, le Assunzioni di Responsabilità …

Foto che so già dove vanno a parare, perché non contengono mistero, né stupore. Nessuna informazione, nessuna storia da mostrare.

Definirei tutto questo L’ingombrante presenza del prevedibile in fotografia.

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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13 risposte a Del prevedibile in fotografia

  1. Cesare Nicola ha detto:

    Dire “ingombrante” è fin troppo benevolo, sei un gentiluomo! 🙂
    Direi che è la manifestazione in campo fotografico del prevedibile, del banale, del retorico, dello stereotipato, del bell’e pronto confezionato dai media che permea la nostra società da ormai tanto tempo. Pochi si ricordano ormai di avere un cervello col quale poter elaborare ed esprimere le proprie personali opinioni. Il perché di questo fenomeno che si può cogliere quotidianamente, semplicemente ascoltando i discorsi della gente, mi è ignoto.

  2. Cesare Nicola ha detto:

    Ho trovato per caso questo post, più o meno a tema col tuo:
    http://fotobiettivo.blogspot.it/2014/01/lo-scempio-di-bresson-fotografia-di.html?m=1

  3. Rischiare? No, grazie 🙂 Credo che la (troppo) facile condivisione delle foto spinga la maggior parte delle persone a cercare solo una semplice approvazione e non a spingersi a cercare, sperimentare, proporre, mettersi in gioco con nuove idee. Diventa un abitudine, e come dice Nicola non solo in fotografia. Che peccato…
    robert

    • lavaligiadivangogh ha detto:

      Purtroppo hai ragione, Robert. Troppe volte ci ritroviamo ad essere “vittime” di foto condivise di cui, sinceramente, non sappiamo cosa farcene. Però non mollo: io continuo, nel mio piccolo, a praticare la consapevolezza, la curiosità e, quando gli dei me lo concedono, un po’ di poesia. 🙂

  4. Luciana Coletti ha detto:

    Considero una grande fortuna essermi imbattuta in questa… valigia, ricca di riflessioni che innescano in me pensieri e molto spesso quel sospiro di sollievo che nasce quando ci si sente accanto dei “compagni di viaggio” e non solitari viandanti. GRAZIE

    • lavaligiadivangogh ha detto:

      Grazie a te, Luciana. Sono io che devo dirmi fortunato quando mi imbatto in persone come te, Robert, Cesare (e altri, ovviamente). Perché mi fate capire che ciò che scrivo serve a qualcosa, a qualcuno. E anch’io non mi sento più ‘solitario viandante’. 🙂
      A presto.
      .

  5. Cinzia ha detto:

    Purtroppo è la vecchia storia del mondo, la maggior parte delle persone preferisce percorrere strada note perchè facili, integrarsi e tirare a campare. Nel fotografico ciò che ne scaturisce è’ una costante sagra del banale e delle ovvietà. Molti non sanno che andare controvento è l’unico modo per alzarsi in volo… Fortunamente esistono luoghi come questa bella valigia…grazie.

    • lavaligiadivangogh ha detto:

      Grazie a te, Cinzia. E grazie anche per la citazione da Ivano Fossati: anch’io amo andare controvento … Forse tutta la ‘Valigia’ è messa controvento. Anche se è difficile (come dice Fossati). 🙂 Ciao

  6. Cinzia ha detto:

    Aggiungo, dopo aver letto la tua risposta alla sign.a Luciana: il problema delle persone intelligenti è che sanno stare da sole, diventando solitari viandanti, aprire la tua valigia al mondo ti porta a trovare compagni di viaggio altri lupi solitari con cui confrontarsi… e formare dei branchi.

  7. Cinzia ha detto:

    Lo sei lo sei, mi raccomando, la tua valigia sempre controvento… destinazione:
    seconda stella a destra e poi diritti fino al mattino!

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