Scoprire il mondo. Essere scoperti dal mondo

«Siamo sicuri che sia il nostro demone “che ci spinge a fare clic”?, oppure ha ragione Baudrillard quando dice che “… credi di fotografare una scena per puro piacere – in realtà è la scena a voler essere fotografata … Poiché è l’oggetto a vederci, è l’oggetto a sognarci. Il mondo ci riflette, il mondo ci pensa. La magia della fotografia sta nel fatto che tutta l’opera la fa l’oggetto”. Giusto per disporre di un’alternativa al vocazionismo …»

Questo è il bel commento che Vilma Torselli (www.artonweb.it) ha lasciato al mio post di ieri (https://lavaligiadivangogh.wordpress.com/2014/01/03/ecco-forse-chi-e-che-fotografa/#comments). E visto che la ‘Valigia’ è un diario di lavoro, un’officina che macina riflessioni, sempre in movimento, ho deciso di dedicare il post di oggi ai ragionamenti che le parole di Vilma hanno innescato.

«No, Vilma, non sono sicuro. Anzi. C’è nel mio testo un ‘forse’ che lascia aperta la porta al dubbio. Mi piace, però, pensare che sia anche così. Perché mi aiuta a capire, ad esempio, il lavoro di fotografi come Giacomelli, Saudek, D’Agata. Mi aiuta a capire il destino di Robert Capa e di Werner Bischof . Mi aiuta ad accettare, come dice l’amico Sandro Bini, “quando il dito (indice o pollice che sia) prende il sopravvento su tutto e preme come per conto suo”.

D’altro canto, pur non amando Baudrillard, riconosco che, a volte, è un oggetto a ‘chiamarci’, o un luogo. E’ quanto càpita, ad esempio, nel corso del laboratorio sulla Memoria con gli amici fotografi di Vigevano. Dove  una maglietta, un portachiavi, un libro … del nostro passato hanno indicato/guidato la strada per costruire immagini. Oggetti-specchio, forse. Ma anche oggetti-totem che conservano, nel passato di ognuno, un seme dell’immagine di oggi.

Quanto ai luoghi, la penso come Wim Wenders: ogni luogo reclama una storia. In questo senso, narrativo, cerco di ascoltare il mondo che mi guarda. Come, ad esempio, nelle mie fotografie-incipit, dove ogni angolo può essere visto come l’indizio da cui parte una storia.

Insomma, in questa oscillazione tra scoprire il mondo ed essere scoperti dal mondo, credo che ognuno collochi il fiato della propria ispirazione dove meglio crede o sente. Anche saltando da una modalità all’altra. Perché, secondo me, l’universo della fotografia è troppo vasto per essere attraversato da una sola prospettiva. E ti ringrazio per avermelo ricordato. »

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fotografo, critico, docente
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2 risposte a Scoprire il mondo. Essere scoperti dal mondo

  1. Sandro Bini ha detto:

    Caro Enrico l’oscillazione che descrivi mi pare colga tutte le sfumature possibili. Mi sorge solo un dubbio: l’ispirazione, da qualsiasi parte provenga , segue l’aspirazione o va proprio fatalmente per conto suo? (grazie per la citazione…)

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