Quando guardo una fotografia

Umberto Eco, in Lector in fabula, scrive che «un testo vuole qualcuno che lo aiuti a funzionare.» E credo sia così anche per la fotografia.

Senza il lettore l’immagine fotografica rimane muta, immobile nel suo stato di congelamento. Ad attivarla è lo sguardo del lettore che pone domande e apre un varco per l’ascolto. Guardando una fotografia il nostro sguardo scioglie ciò che è imprigionato. E lo libera, riportandolo alla luce.

Come nella scena del Gargantua e Pantagruele di Rabelais, dove Pantagruele, avvicinandosi al Mar Glaciale, incontra le parole, i suoni, i rumori, i versi congelati di una battaglia avvenuta mesi prima e che il calore del sole primaverile discioglie, rendendoli nuovamente udibili.

In un certo senso, quando guardo una fotografia, è come se dicessi a Lazzaro: Veni foras, vieni fuori!

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fotografo, critico, docente
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2 risposte a Quando guardo una fotografia

  1. vilma ha detto:

    vero, ma il discorso è estensibile a tutta l’arte visiva, un quadro, una scultura….. direi che proprio questo è il bello, oltre al fatto che ogni osservatore pone domande diverse e ad ognuno l’opera dà risposte diverse.

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