Questo blog

La valigia di Van Gogh, lo sapete, è un blog. Una specie di piccolo balcone che affaccia su un vicoletto. Da lì osservo, ricordo, annoto, racconto, chiacchiero, converso con i miei dirimpettai o con qualche passante. Di argomenti che a volte incontrano l’interesse di chi ha la bontà di ascoltarmi, altre volte un po’ meno.

Ma “La Valigia” è anche un diario, nel senso che alcune cose, invece di annotarle sui miei taccuini, le scrivo qui. Cose private che metto a disposizione di tutti. Non per narcisismo, ma perché credo che, nonostante appartengano alla sfera personale, possono essere di una qualche utilità/interesse anche per altri. Come questa cosa capitata ieri.

Ero uscito per proseguire un lavoro sulla memoria dei luoghi e avevo preparato una lunga lista di scatti da eseguire. Avevo però messo, come si usa dire, “l’asticella” un po’ troppo in alto e alla fine mi sono ritrovato con quattro scatti soltanto. In genere il senso di colpa per non aver completato le riprese programmate mi deprime un po’. Ieri, invece, no. Ieri mi sono reso conto che quei quattro scatti erano, comunque, il mio oggetto quotidiano ben fatto. E me ne sono tornato a casa felice, soddisfatto come un artigiano che ha costruito qualcosa. Felice di aver costruito qualcosa con lo sguardo.

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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