In cima alla fotografia

Una volta Alessandro Baricco si è domandato cosa sanno fare gli intellettuali. Ecco la sua risposta, semplice e precisa: «sanno dare i nomi alle cose.» E per fare questo compiono uno sforzo che a noi può sembrare folle o insensato: salgono su «vette apparentemente inutili del sentire umano» per dare, a queste vette, un nome. Per dare, insomma, forma e concretezza a una geografia che, altrimenti, rimarrebbe invisibile.

Credo che anche con la fotografia sia un po’ la stessa cosa, nel senso che ci sono fotografi che, secondo me, sanno scalare vette impensabili. O discendono abissi. E lo fanno per dare alle cose (apparentemente inutili o ignorate dal vedere comune) un volto, una forma. Per dotare le cose di un’immagine che nessuno aveva saputo vedere.

Prendi, ad esempio, la terra fotografata da Mario Giacomelli: con lui quelle linee non sono più solchi d’aratro, ma le rughe della terra, come un volto che rivela la fatica delle zolle rivoltate, del corpo sfinito che cede sotto il peso del sole e delle stagioni.

Mario Giacomelli

Mario Giacomelli

Ecco, questa immagine è il nome nuovo e preciso che Giacomelli ha dato alla Terra. E’ la vetta che il fotografo ha scalato e che noi, come dice Baricco, guardiamo «da fondo valle», come davanti ad un nuovo universo che ci viene svelato.

Perché ogni fotografia, in un certo senso, è una didascalia messa lì per farci vedere, finalmente, di cosa è composto il mondo.

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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4 risposte a In cima alla fotografia

  1. Cinzia ha detto:

    Riesci sempre ad esternare poeticamente, i tuoi pensieri, in questo caso hai centrato con lucidità e sentimento intenso e profondo cosa può fare un fotografo. P. Coelho mi fece comprendere cosa cercavo attraverso la danza nel suo romanzo La strega di Portobello, ora tu mi mostri cosa sto cercando incamerando immagini. Grazie
    Io vivo così e vago come se appartenessi a nessun luogo, sembro semplice, ignara ed incapace … ed incontro compagni di viaggio straordinari.
    Ed il viaggio continua …

    • lavaligiadivangogh ha detto:

      Ti ringrazio, Cinzia. Ma quello che incontri qui, chi mette cose nella ‘Valigia’, è solo un trovarobe, un bricoleur che cerca di costruire oggetti di una qualche utilità con quello che trova guardandosi in giro.
      A volte ci riesco. Altre volte no e allora può capitare di imbattersi anche in oggetti strampalati o inservibili. 🙂

  2. Cinzia ha detto:

    I trovarobe spesso trovano oggetti molto utili, hai mai visto il film Operazione sottoveste?
    Tonis Curtis era il trovarobe della ciurmaglia e grazie soprattutto a lui se presero il mare e se sopravvissero.

  3. lavaligiadivangogh ha detto:

    Si, credo di averlo di averlo visto (ma con il titolo “Il sottomarino rosa”). 🙂

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