Invidio la scrittura

Invidio la scrittura, in tanti momenti. Invidio la possibilità che ha di disporre nel tempo di una sola pagina una quantità di dettagli impressionante, senza per questo destare confusione. Anzi, sembra che tutto si tenga sempre in equilibrio, che non rinunci a niente, che non ci sia l’obbligo di togliere. Come capita, invece, a chi fotografa.

Prendete, ad esempio, Vicolo Cannery di John Steinbeck: «Raccolti e sparpagliati nel Vicolo Cannery stanno scatole di latta e ferro e legno scheggiato [clic], marciapiedi in disordine [clic] e terreni invasi dalle erbacce [clic] e mucchi di rifiuti [clic], stabilimenti [clic] dove inscatolano le sardine coperti di ferro ondulato, balli pubblici [clic], ristoranti [clic] e bordelli [clic], e piccole drogherie zeppe [clic], e laboratori [clic] e asili notturni [clic]

Ma come faccio, ditemi, come faccio io, fotografo, a far stare tutto questo in una sola immagine? La mia inquadratura, la mia pagina fotografica, non tollera l’accumulo, il disordine. Pena l’incomprensione, l’illeggibilità.

Così, se voglio raccontare, devo estrarre di continuo scaglie dal caos, isolare immagini da trasformare in tessere di mosaico. Nella speranza, poi, che anche il mio disegno fatto di frammenti si tenga in equilibrio. E che abbia perso per strada il meno possibile.

Annunci

Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
Questa voce è stata pubblicata in Questioni di perimetro e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

6 risposte a Invidio la scrittura

  1. Cinzia ha detto:

    Rieccomi qua… interessante quesito il tuo, io scrivo e fotografo ed a volte coniugo le due cose, come ho fatto in un racconto che sto finendo, dunque non mi sono mai posta la domanda.
    Si possono narrare cose diverse con le parole o incamerando immagini, a volte ci sono dei limiti sia nell’una che nell’altra, ad esempio: come descrivere a parole un bel cielo azzurro senza cadere nel banale? Con una buona fotocamera inquadri uno squarcio che ti colpisce, smetti di respirare per un attimo e il risultato lo hai subito, senza arrovelarti alla ricerca di parole.
    Comunqua comprendo che intendi con rischio di accumulo, una immagine con troppi elementi diventa disturbante e disequilibrata, ma anche una descrizione letteraria può diventare prosaica ed annoiare, infatti io son sempre restia a descrivere ambienti in cui si muovono i personaggi dei miei racconti. Preferisco narrare questi ultimi, nel loro aspetto fisico, le movenze, gli sguardi che si lanciano tra loro, l’atmosfera che si crea nei rapporti. Ho un poco esulato, perdonami, scrivendo mi è venuto naturale portare la mia esperienza, anche se amatoriale.
    Ciao!

    • lavaligiadivangogh ha detto:

      Ogni esperienza è importante. E non ha aggettivi (amatoriale, professionale, casuale, cercata, trovata ….). Quello che la mia riflessione nasconde (visto che questo blog è un taccuino/diario di lavoro in pubblico) è in realtà la descrizione di tutti i dubbi che agitano una mia (eventuale) conversione al video, al cinema. Cioè: immagine più suono, parola, racconto … Ciao

  2. Cinzia ha detto:

    Il pensiero è già azione, continua così…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...