La seconda prospettiva

Questo blog è anche un taccuino di appunti di lettura, una scatola (o valigia, appunto) dove a volte raccolgo idee appena abbozzate, domande immagazzinate in attesa di risposta. Insomma, ci potete trovare anche un campionario di pensieri ancora nebulosi, degli aloni di idee. Come questa, ad esempio.

Ieri sera leggevo Il gesto nell’arte di André Chastel, una piccola raccolta di saggi che il grande storico dell’arte ha dedicato al gesto nelle arti figurative. A un certo punto, mi imbatto in questa frase e resto senza parole.

«Accanto alla prospettiva, che esercita una sorta di costrizione percettiva in rapporto allo spazio, dobbiamo considerare l’aspetto fisiognomico, fondato principalmente sui gesti, come una seconda prospettiva, una prospettiva di carattere psichico, o se si preferisce psicofisiologico, di cui dobbiamo esplorare le modalità.»

Mi sono subito chiesto: E in fotografia, cosa succede? Come funziona questa ‘seconda prospettiva psichica’ nei corpi e nei volti fotografici? Come posso utilizzarla? Ma soprattutto: è la medesima prospettiva quella che agisce, ad esempio, nei ritratti dei pellerossa di Edward Sheriff Curtis, nei volti di Julia Margaret Cameron, nei corpi interpretati da Cindy Sherman, nell’inventario di ruoli realizzato da August Sander, nel ritratto di Un paese di Paul Strand? Oppure ogni foto ne possiede una propria, specifica? E ancora: cosa si rompe, in questa seconda prospettiva, quando David Hockney o Maurizio Galimberti destrutturano corpi e volti? Cosa si spezza, ad esempio, in certi volti stravolti di Antoine D’Agata?

Queste le mie prime domande. E non finisce qui.

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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6 risposte a La seconda prospettiva

  1. Cinzia ha detto:

    Buongiorno, mi chiamo Cinzia, la ho conosciuta perchè partecipo anche io ai dibatitti In Camera doppia di Fulvio, così ho salvato tra i preferiti la Sua Valigia. Una piccola premessa per farle capire come son approdata qua. Innanzi tutto è bello sapere che esiste qualcuno a sto mondo che si pone ancora domande, e soprattutto che resta in attesa costruttiva delle risposte. Molti dei nomi da lei citati, confesso la mia ignoranza, non li conosco, ho dato una sbirciatina ad alcuni scatti di Antoine D’Agata e mi han trasmesso angoscia, bellissimi per carità. Uno degli aspetti interessanti dell’entrare in spazi virtuali come questo e quello di Fulvio è che si impara a conoscere autori.
    Tornando al nocciolo: forse non esiste un funzionamento della prospettiva psichica, semplicmente avviene, il porsi domande conduce oltre il razionale e poi segue un flusso tutto suo. Certi processi si evolvono da sè, il lasciarsi andare, dopo aver indagato ogni aspetto tecnico probabilmente è la chiave per trovare la risposta. Quando studiavo danza da sola così accadeva, in questo ultimo periodo sto notando uno strano parallelismo tra questi due mezzi espressivi così differenti. Due mezzi di ricerca con punti in comune che non ho ancora compreso … ma non importa… Spero di non averla annoiata con le mie illazioni spesso metafisiche.
    Buon proseguimento del suo cammino introspettivo e creativo.

    • lavaligiadivangogh ha detto:

      Benvenuta a bordo, Cinzia. Anch’io conosco i tuoi interventi e le domande che lasci sul blog dell’amico Fulvio. È un luogo ricco di informazioni e di riflessioni stimolanti. Ci sono affezionato anch’io.

      Quanto alla ‘prospettiva psicologica’ devo chiarire che si tratta di una metafora, uno strumento di lavoro ancora da affinare. E si riferisce, essenzialmente, ai gesti rappresentati nelle immagini. Con questa definizione/metafora sto cercando di far emergere la ‘profondità’ dei gesti in fotografia. Ma ci sto ancora lavorando …

      Quanto alla danza, sono convinto che, oggi, è forse una delle arti che meglio riesce ad avvicinare ed esprimere il corpo. E la vita. (Se hai tempo e voglia, puoi leggere l’appunto che avevo il 25 marzo scorso). Ciao e grazie.

      • Cinzia ha detto:

        Son Cinzia, grazie per la tua risposta, interessante il lavoro che sta portando avanti nel fotografico, come si dice spesso: non importa la meta, l’importante è il cammino, parrà banale, ma credo che la ricerca personale ed in campo creativo sia essenzialmente questo. Camminare lentamente osservando, ascoltando… Laggerò senz’altro quanto mi hai segnalato.
        Ti ringrazio anche per l’altra risposta, forse la fotografia è la matafora della vita, un continuo aggiustamento…
        Alla px, grazie anche per l’accoglienza e buon w.e!

      • lavaligiadivangogh ha detto:

        Proprio così: il viaggio è il,cammini, il percorso, l’esperienza, gli incontri. Non è solo la meta. Non è per niente banale quello che hai detto.

  2. Pensieri e domande interessanti, ma cos´su due piedi non saprei cosa dire, cosa pensare o rispondere. Però proverò a pensarci sia in relazione ad alcune foto che vedo sia pensando a qualche mia foto, forse qualcuna che mi lascia dubbi.
    robert

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