Diario da Sud. Fine del viaggio

Francis Scott Fitzgerald diceva che uno scrittore non spreca nulla, neppure i nomi dei compagni di scuola.

Lo sguardo in viaggio è un po’ così: non vuole sprecare nulla. Fagocita tutto e tutto vuole trattenere, ricordare, capire, conservare. Anche i cartelli stradali arrugginiti e illeggibili, che fanno girare a vuoto; la luce accecante che sfianca; un’ombra che inganna; un fico calpestato che fa scivolare; un gatto nascosto nel rosmarino selvatico; un venditore ambulante. E così via, ad libitum …

Come se nello sguardo in viaggio agisse, in ogni momento, un impulso a raccogliere tutti i frammenti del mondo. Per archiviarli, magari in forma di fotografia.

Una specie di ossessione a volere tutto, a ricordare tutto. Ma è solo un’illusione, perché sfuggirà sempre qualcosa. Qualcosa resterà fuori, sempre, come in una inquadratura.

Lo sguardo in viaggio (ma anche nella vita) deve rassegnarsi al fatto che non potrà mai creare un Archivio Assoluto della Memoria, ma solo una Mitologia personale che insegue una completezza che non troverà mai.

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fotografo, critico, docente
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