Diario da Sud. Giorno otto. Altra pagina anarchica

Le spiagge deserte sono la condizione ideale per abbandonarsi al mare. Al riparo di una duna, di un canneto o sopra uno scoglio ventoso: non importa dove. Ciò che conta è che, in questo abbandono, lo sguardo è appagato così, dal semplice fatto di esserci e di lasciarsi ipnotizzare dal ritmo della risacca.

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Ho osservato a lungo una boa. Se ne stava lì, solitaria, senza barche all’attracco. Se ne stava lì, stoica, sotto le sferzate violente del vento di levante, sommersa dalle onde.

Così imperturbabile ed eroica, mi ha improvvisamente ricordato qualcosa che, in questi giorni, ho avuto spesso sotto gli occhi, ma che non avevo ancora capito pienamente: le torri di avvistamento. Torre San Giovanni, Torre Mozza, Torre Pali, Torre Canne … Tutti luoghi dello sguardo, dai quali dipendeva la salvezza delle genti di Puglia, che scrutavano il mare nella speranza di non vedere le navi dei turchi all’orizzonte. Una fila di occhi disseminati lungo la costa jonica e puntati a Levante, in direzione di una Bisanzio che era diventata Istanbul: ottomana e nemica.

E mi piace pensare a queste torri di avvistamento come a una fila ordinata di boe dello sguardo, a difesa della vita.

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fotografo, critico, docente
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