Arlesiana Quattro. Prima sequenza emotiva

Dicevo ieri che Arles e’ un brand, una sceneggiatura in cui ti immergi durante i Rencontres. Oggi. Provo ad estrarre dal mio personale film, le sequenze che mi hanno appassionato. Come quella di Jacques Henri Lartigue.

A lui i Rencontres dedicano un grande omaggio esponendo un cospicuo numero di foto degli Anni Venti, quelli del matrimonio di Lartigue con Bibi, Madeleine Messager, sua prima moglie e, in questa mostra, suo soggetto privilegiato e ispiratore.

Ho sempre amato le foto di Lartigue, il suo modo pulito ed elegante di raccontare il suo tempo e il mondo cui apparteneva. Ho sempre amato il suo sguardo di cantore dell’eleganza, della leggerezza, della mondanità, della voglia di vita. E Lartigue lo ha fatto da dio.

In certe immagini, poi, non fosse per gli abiti, le acconciature o altri particolari che “datano” le foto, non diresti mai che sono immagini degli Anni Venti, tale e’ la modernità della composizione o della scelta del soggetto.

Come, ad esempio, il ritratto di Bibi seduta sul WC durante la luna di miele. O l’inquadratura ardita, verticale, alla Rodchenko, di una macchina. O il sapore surrealista dell’inquadratura di un modellino di Bugatti in primo piano, sulla spiaggia, mentre sullo sfondo una Bugatti vera corre parallela lungo la battigia del mare.

Ma quello che mi ha emozionato, da sfiorare la commozione, e’ stata la visione degli album di Lartigue. Grandi raccoglitori in pelle dove Lartigue ha raccolto pagine e pagine di fotografie, ognuna collocata con precisione nel tempo con data e una breve didascalia. Il suo diario.

Questo mi ha commosso: l’idea che un diario, cioè uno strumento intimo  dove uno parla di se’, sia stata realizzata parlando, si, di se’, ma attraverso le immagini di altri. Un autoritratto che Lartigue ha depositato, affidato a immagini in cui non compare.

Un autoritratto affidato interamente allo sguardo.

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Informazioni su lavaligiadivangogh

fotografo, critico, docente
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