Il custode del sipario

Il custode del sipario

Il custode del sipario

C’è un personaggio, nel romanzo di Oran Pamuk Il mio nome è rosso, che mi fa pensare a certe sottili dinamiche tra la parola e l’immagine fotografica. E’ Il Custode del Sipario.

 Il custode del sipario è il soprannome di un cantastorie che nei caffè di Istanbul intrattiene il pubblico e svela, con i suoi racconti, le storie nascoste in certi disegni usati come fondali di un teatrino immaginario. Davanti a questi disegni, il custode del sipario racconta storie sempre diverse, che cambiano secondo l’uditorio o le circostanze. Perché, per lui, le immagini sono universi muti che contengono tutte le storie possibili, ed è con le parole dei racconti che il cantastorie dà suono alle immagini, infondendo loro vita e significati multipli.

Allo stesso modo, penso che anche le fotografie funzionino un po’ come i disegni dei fondali di quel cantastorie: se ne stanno lì, mute, in attesa del suono e delle possibili storie che le didascalie infonderanno loro.

Ad esempio, come l’immagine in apertura, che può essere il soffitto di una chiesa di Palermo oppure quello di una moschea di Istanbul visto dalla memoria di Nero il giorno dei funerali di Zio Effendi oppure una miniatura incompiuta di Behzat, Maestro dei Maestri … (ad libitum)

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fotografo, critico, docente
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