Fotografia sincronica

Su La Lettura del Corriere della Sera di Domenica 19 maggio ho letto un articolo (“La sincronia è la trama del mondo”) di Sandro Modeo che racconta della sincronia come dinamica che dà un senso alle cose. Cerco di riassumere.

«Il principio della sincronia (un po’ come la sua gemella spaziale, la simmetria) penetra a ogni grandezza scalare del mondo animato e inanimato, che si tratti di processi meccanici o scelte pianificate, di fenomeni spontanei o artifici culturali come la coreografia di un balletto».

Qualche esempio di sincronia, per capirci. Il canto all’unisono dei grilli; le frequenze radio; il flusso elegante di un volo di storni; il movimento di un banco di pesci; il ticchettio degli orologi; il gioco messo in campo dal Bayern Monaco e dal Borussia Dortmund («tutte e due producono sequenze coordinate nello spazio e nel tempo: per esempio, pressano o scalano con tutti i reparti simultaneamente, in modo da non lasciare corridoi e zone scoperte»); «l’orologio biologico con cui il nostro cervello (in particolare l’ipotalamo) coordina il ritmo sonno-veglia rispetto a quello luce-oscurità»; «l’aggregarsi della folla e la simpatia-empatia che contagia e diffonde una moda o una tendenza». E direi anche: il nuoto sincronizzato di Esther Williams, le colonne sonore o il montaggio filmico. Eccetera.

Tutti questi esempi di sincronia (spontanea o creata) mi hanno affascinato e hanno messo in moto alcuni ragionamenti. Ad esempio, ho ripensato a certe foto che mi sono sempre piaciute per la loro simmetria, ma davanti alle quali sentivo, senza riuscire a capire perché, che la simmetria non spiegava tutto.

Patrizia Savarese

Patrizia Savarese

Willy Ronis

Willy Ronis

C’era sempre qualcosa che sfuggiva. E questo qualcosa, adesso mi è abbastanza chiaro, era il lato  “sincronico” dell’immagine. In altre parole: non era (solo) la disposizione simmetrica o asimmetrica dei soggetti nello spazio a funzionare, era (anche) una questione di sincronia, di collocazione dei soggetti nel tempo. Una simmetria del tempo, credo.

Così mi è venuto da pensare che, forse, quando inquadriamo, quando cerchiamo/aspettiamo il “tutto è a posto” per scattare, molte volte non è (solo) per come sono stati collocati i soggetti nel campo visivo, ma perché noi ci siamo sincronizzati con il mondo davanti ai nostri occhi. E il “tutto è a posto” è il momento in cui anche il mondo si è sincronizzato con il nostro sguardo.

Ma ritornerò sull’argomento.

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fotografo, critico, docente
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