Alfabeto fotografico personale: Hopper

Edward Hopper, Nighthawks (1942)

Uno dei miei esercizi di manutenzione dello sguardo preferiti è quando decido di guardare da dentro una foto o un quadro. E’ quello che capita quando ho bisogno, ma proprio bisogno, di cambiare prospettiva sulle cose. Allora succede che decido di mollare tutto e mi rifugio dentro le opere di Hopper. Da lì, in tutta comodità, mi metto a guardare le cose. O la gente.

Come è capitato, qualche giorno fa, per lo Studio n. 5 del mio Album Hopper

Album Hopper, Studio n. 5 per signora in rosso che (non) verrà (2013)

 

quando ho aspettato, fino all’alba, una donna che avevo spiato molte volte dal marciapiede. Volevo parlarle, volevo chiederle chi era. Ma l’ho aspettata invano, fino alle prime luci del mattino. Poi ho salutato Arthur, il barista che fa il turno di notte, e me ne sono andato.

Forse è destino che io, la donna in rosso che ho atteso per tutta la notte, posso solo spiarla da fuori, dal marciapiede. Ma conoscerla, quello, mai.

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fotografo, critico, docente
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