Fotografare il rumore

«Henry attraversava senza dolore la giornata. Il dolce sibilo del radiatore, lo squillo del campanello quando entrava un cliente, lo scricchiolio delle assi di legno del pavimento, il tintinnio del registratore di cassa».

[Elizabeth Strout, Olive Kitteridge, Roma, Fazi Editore 2009, p. 23]

Con queste parole Elizabeth Strout “riproduce” il suono della quiete, della tranquillità e dell’ordine in un interno di farmacia della provincia americana. Sono parole che le invidio, soprattutto quando mi domando Come devo fare per fotografare il suono, il rumore?

Il silenzio, ad esempio, posso renderlo – visivamente – con il vuoto, con il buio, con il bianco, con la neve … Ma il rumore, i suoni della vita: a quale visione mi posso aggrappare per evocarli in una immagine? In fotografia, per me, è proprio questa la perdita sensoriale più acuta. E ad oggi, non ho ancora trovato una soluzione, un “equivalente visivo” accettabile. Fatta eccezione, secondo me, per alcune immagini di Raghu Rai, come questa

Raghu Rai

Raghu Rai

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fotografo, critico, docente
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